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...sì lo sai che lei è pazza, ma per questo sei con lei...

*

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Saturnia 发表:
Grazie.
8 月 8 日
5月28日

Canta, canta ancora Massimo...

 
   
 
['Figli di una Frontiera' - Massimo Morsello]
 
1月20日

.Per te.

 

Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.

Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.

Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.

 [K. Gibran]

 

1月19日

.La 'vispa' Teresa.

 
Prendetela come una sorta di rivincita... O UNA VENDETTA... nei confronti di coloro che, sin dal momento in cui sono stata in grado di ricordare (e non ancora di capire), mi hanno ripetuto fino alla nausea la celeberrima filastrocca della vispa Teresa...
 
Insomma... una cretinata ogni tanto posso scriverla anch'io, no?
 
 
 
Se questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno,
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand’era ventenne.
Un giorno di festa
la vispa Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze schiffonne
che a tutte le donne
fa molto piacere.

Armando, il pittore,
vedendola bella,
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì,
ma disse di sì.
’’Verrete?’’ - ’’Verrò:
ma badi però...’’
’’Parola d’onore!’’
rispose il pittore.

Il giorno seguente,
Armando, l’artista,
stringendo furente
la nuova conquista
gridava a distesa:
’’T’ho presa, t’ho presa!’’
A lui supplicando
Teresa gridò:
’’Su, su, mi fai male
la spina dorsale:
mi lasci che anch’io
son foglia di Dio...
Se ha qualche programma
ne parli alla mamma...’’
A tale minaccia
Armando tremò,
dischiuse le braccia,
ma quella restò.

Perduto l’onore,
sfumata la stima,
la vispa Teresa,
più vispa di prima,
per niente pentita,
per niente confusa,
capì che l’amore
non è che una scusa.
Per circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi,
oscuri ed illustri,
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva
s’offriva e soffriva.
(La donna che s’offre.
se apostrofa l’esse,
ha tutto interesse
a dire che soffre.)

Ma giunta ai cinquanta,
con l’anima affranta,
col viso un po’ tinto,
col resto un po’ finto,
per torsi d’impaccio
dai prossimi acciacchi
apriva uno spaccio
di Sali eTabacchi.
Un giorno un cliente,
chiedendo un toscano
le porse la mano
così... casualmente.
Teresa la prese,
la strinse e gli chiese:
’’Mi vuole sposare?
Farebbe un’affare!’’
Ma lui, di rimando,
rispose: ’’No, no!...
Vivendo e fumando
che male ti fo’?"
Confusa e pentita
Teresa arrossì,
Dischiuse le dita
e quello fuggì.

Ed ora Teresa,
pentita davvero,
non ha che un pensiero:
d’andarsene in chiesa.
Con l’anima stracca
si siede e stabacca,
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Ma, spesso, fissando
con l’occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito,
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.

Così come allora,
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
’’Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!’’

’’Fu proprio un bel caso!’’
sospira Teresa,
fiutando la presa
che sale nel naso.
’’Se qui non son lesta
mi scappa anche questa.’’
E fiuta, e rifiuta,
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l’eco
si butti allo spreco...
Tra un fiotto e un rimpianto,
tra un soffio e un eccì,
la vispa Teresa...
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.
 
[e, sottolineo, "lasciamola lì"!]
10月30日

.Emily Dickinson.

Tutti hanno diritto al mattino,
alla notte solo alcuni.
Alla luce dell'aurora
pochi eccelsi privilegiati.
10月19日

.

 
Donna.
Così languidamente consumata,
prosciugata, estinta nel sangue, nel dolore,
nel travaglio quotidiano,
nel ricordo di memorie impietose.
Donna di pietra, forte,
forte come la roccia cui tenace aggrapparsi
per essere blandita,
consolata, confortata, amata.
Fragile,anche fragile come il tenero cristallo
predisposto alla frantumazione.
Accade di rado che poi vada in pezzi,
piuttosto, come d’incanto, si muta in farfalla,
e impara a volare…a volare…a volare….
 
5月4日

.:Maggio:.

 

 

In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.
 
In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.
 
Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.
 
Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.
 
Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.
 
Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.

...a te ho nascosto tutto...
 
[da "Mamm'Emilia" - Erri De Luca] 
4月25日

.Infanzia Violata.

 
 
"...mani
ignoranti di pudore
estreme
sulla pelle tenera
che sogna di annegare
negli occhi di una bambola"
[F. Bernardini]

.B A S T A. 

4月24日

24 Aprile

 
So perfettamente qual'è la domanda.
E' la risposta che mi manca.
Corre , questa carrozza, e io non so dove.
Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio.

Così
questo buio
io lo prendo
e lo metto
nelle vostre mani.
E vi chiedo
Signore Buon Dio
di tenerlo con voi
un'ora soltanto
tenervelo in mano
quel tanto che basta
per scioglierne il nero
per sciogliere il male
che fa nella testa
quel buio
e nel cuore
quel nero,
vorreste?
Potreste
anche solo
chinarvi
guardarlo
sorriderne
aprirlo
rubargli una luce
e lasciarlo cadere
che tanto
a trovarlo
ci penso poi io
a vedere dov'è.
Una cosa da nulla per voi,
così grande per me.
 
Mi ascoltate
Signore Buon Dio?
Non è chiedervi tanto
chiedervi se.
Non è offesa
sperare che voi.
Non è sciocco
illudersi di.
E' poi solo una preghiera,
che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa.
 
Scrivete voi,
dove volete,
il sentiero
che ho perduto.
Basta un segno,
qualcosa,
un graffio
leggero
sul vetro
di questi occhi
che guardano
senza vedere,
io lo vedrò.
Scrivete
sul mondo
una sola parola
scritta per me,
la leggerò.
Sfiorate
un istante
di questo silenzio,
lo sentirò.
Non abbiate paura,
io non ne ho.

E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole
oltre la gabbia del mondo fino a chissà dove.
 
Amen.
 
[Oceano Mare - A. Baricco]
4月17日

.Elogio dei piedi.

Perché reggono l'intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

[Erri De Luca]

2月1日

La Vergine che punisce il Bambino.

 
Fu precoce nel parlare. Non il goo goo goo dei bambini,
ma
Io sono Dio. Giuseppe si teneva alla larga, e s’intagliava
un Pinocchio silenzioso di là in bottega. Era
un uomo semplice lui, diceva, questo non l’aveva proprio immaginato.

Il secondo anno lei si fece ansiosa, fissava
le stelle e diceva
Gabriel? Gabriel? Provate a indovinare.
Il paese mormorava sotto il sole. Il bambino se ne stava per conto suo,
i grandi occhi solenni ti riempivano la testa.

I nostri bambini andavano carponi e lui camminava già. Le nostre donne
prima erano risentite, poi superiori. Quel bambino
le avrebbe portato dei guai, a Maria... molto meglio avere un figlio
che ti gorgogliava al seno
.
Googoo. Googoo.

Ma io sono Dio. Lo sentimmo attraverso la finestra,
sentimmo le sculacciate che ci fecero sbirciare. Ciò che vedemmo
era del tutto normale. Ma dopo, ci chiedemmo
perché il bambino non piangesse. E la Madre.

  [Carol Ann Duffy]

1月14日

.Una Favola.

 
Nella sua descrizione non potrebbe mancare la parola "sognatrice"...
Era scritta a chiare lettere nel suo sguardo malinconico e vagante, scura nube intrappolata tra le colline... tra le pieghe delle sue labbra che, schiudendosi, dipingevano nature remote, foschi paesaggi d'ovatta.
I suoi occhi lasciavano intravedere una sfumatura di chiaro abbandono, specchio di un grave pensiero in eterno equilibrio tra gioco ed orrore: un baratro da entrambe le parti.
 
Viva. Eppure totalmente estranea al turbinio di questo mondo...
 
Stanca di vedere soltanto errori in se stessa e negli altri, desiderava essere sopraffatta dal sentimento verso un altro essere umano, anche se sapeva che non avrebbe mai accettato un accomodamento per qualcosa meno della comunione di anime.
Era una romantica perché aveva nostalgia di un altro luogo, un altro corpo, un altro paese... nostalgia per l'alterità.
Era circondata da amici... ma questo non serviva ad alleviare la sua persistente sensazione di essere... sola.
E, disillusa e spietatamente cinica, spesso finiva col concordare con la tesi anti-aristotelica di Proust, secondo cui l'amicizia è soltanto una forma di codardia, una fuga dalle grandi responsabilità dell'amore e dalle sue sfide.
 
Lui entrò inaspettatamente nella vita di lei con la levità di un flebile alito di scirocco.
Irruppe, senza che entrambi ne avessero piena coscienza, nel suo mondo fatto di fitti silenzi, di ore vuote, di piccoli gesti, di ampi spazi, di rigiri inutili, di un'instabile pace mantenuta tenendo a bada ogni soffio di imprevedibili venti.
 
Lei trascorreva intere giornate senza dire una parola o sentirne una.
A star zitti a lungo si diventa più sensibili all'ascolto, e fu così che lei lo sentì.
Udì un palpito d'ali, nulla più.
Tanto le bastò per comprendere l’infinito ed immergersi in esso. E' per questo che non riuscì a dargli quanto avrebbe voluto: troppo occupata a prendere...
 
Lui la vide da lontano e, inspiegabilmente, la riconobbe come una parte di sé. Le passò accanto, la sfiorò come sa fare solo chi conosce il peso di uno sguardo, il potere di una carezza. E le sorrise.
Tra capitomboli giocosi, sogni squisitamente reali e desideri proibiti, la portò con sé a farle conoscere, attraverso i suoi occhi, ciò che lei stessa aveva dentro ma che non aveva avuto mai il coraggio di vedere.
 
Inebriata di libertà, aveva l'impressione di poter abbracciare il mondo intero e per un fuggevole attimo le parve che l'intero mondo l'abbracciasse.

Infine, si parlarono.
Ma quando aprirono bocca si resero conto di essersi già detti tutto.
 
 
12月22日

*Smisurata Preghiera*

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi

per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità,
di verità...

 ...ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere.

[Fabrizio De Andrè] 

12月3日

(romanticismo e dintorni...)

 
"Se muore lei,
per me tutta questa messa in scena del mondo che gira,
posso anche smontare,
portare via,
schiodare tutto,
arrotolare tutto il cielo
e caricarlo su un camion col rimorchio,
possiamo spegnere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto...
ma tanto...
...lo sai perchè mi piace tanto?
Perchè mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto...
...portar via tutto questo tappeto,
queste colonne, questo palazzo...
la sabbia, il vento, le rane,
i cocomeri maturi,
la grandine,
le 7 del pomeriggio,
maggio, giugno, luglio,
il basilico, le api, il mare, le zucchine...
le zucchine..."
 
 
[Roberto Benigni da "La Tigre e la Neve"] 
 
11月26日

...perchè ho attraversato il deserto...

"Parto," le disse. "E voglio che tu sappia che tornerò. Io ti amo perché..."

 "Non dire nulla," lo interruppe Fatima. "Si ama perché si ama. Non c'è altra ragione per amare."

Ma il ragazzo proseguì: "Io ti amo perché ho fatto un sogno, perché ho incontrato un re, perché ho venduto cristalli, perché ho attraversato il deserto, perché i clan hanno dichiarato guerra e perché sono andato presso un pozzo per scoprire dove abitava un Alchimista. Ti amo perché tutto l'universo ha cospirato affinché io giungessi fino a te." 

[da "L'Alchimista" di Paulo Coelho]

10月29日

...

 

C'è che anche quando credi d'essere giunto al capolinea, continui a camminare.
E' allora che inizi a pensare che il passo non ha bisogno necessariamente d'un perchè.
Basta solo una manciata di terra sotto i piedi.
 
E' da lì che ricominci.
Da quel briciolo d'esistenza che, bene o male, ti sei guadagnato.
Foss'anche deserto, o inferno.
E' da lì che ricominci.
 
Poi, un giorno, succede che sollevi sbadatamente lo sguardo e ti innamori ancora una volta dell'orizzonte.
 
Respiri a fondo.
 
E riprendi a vivere.
 
9月24日

.Fatum.

 
"...Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà mai qualcosa nel momento in cui siamo preparati a riceverlo.
Soffriamo a lungo a causa di questo disordine, di questi ritardi.
Siamo convinti che qualcuno si prenda gioco di noi.
Ma un bel giorno ci tendiamo conto che tutto era preordinato secondo un meccanismo perfetto...
Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro... Mature, ma non secondo le loro inclinazioni o preferenze, bensì nell'intimo, secondo i dettami di una specie di legge astronomica inoppugnabile, così come si incontrano i corpi celesti nell'immensità dello spazio e del tempo, con precisione matematica, nello stesso attimo, che è il loro attimo nella successione infinita dei secoli e delle distese spaziali.
Io non credo negli incontri fortuiti..."
 
[S.Marai]

8月31日

_

 
La casa è un luogo della mente. Quand'è vuota, diventa irrequieta.
Si anima di ricordi, visi e luoghi e momenti passati.
Immagini amate riemergono, disobbedienti, a rispecchiare quel vuoto.
Allora, quale risentito stupore, e quante ricerche pressochè inutili.
E' una situazione ridicola. E' un essere ridicolo che cerca di ottenere un sorriso
anche dall'ombra più familiare e affettuosa.
Comico e senza speranza, lo sguardo diretto alle profondità del passato
è sempre rivolto verso l'interno.
 
[Maeve Brennan - 'La visitatrice']
8月10日

.Un'Aquila.

 
Una chitarra e quei pochi accordi che conosco.
Canto con un filo di voce una canzone che credevo d'aver dimenticato.
E d'improvviso mi scopro padrona di me stessa e del mio mondo, come un'aquila... signora della sua rupe, del suo nido... di quella vallata sul cui cielo solo lei sa disegnare ampi voli di libertà...
 
Un vibrare di corde... e poi conoscersi.
Incredibile.
 
E fuori, intanto, il cielo piange. Ma di gioia, ne sono certa.
 

7月10日

La casa di Asterione

So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E' vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito)1 restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi ne' la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra. (Mente chi afferma che in Egitto ce n'è una simile.) Perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c'è un solo mobile. Un'altra menzogna ridicola è che io, Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e aggiungere che non c'è una sola serratura? D'altronde, una volta al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che m'infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato d'un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi col volgo, anche se la mia modestia lo vuole.

La verità è che sono unico. Non m'interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l'arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall'altra. Un'impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché le notti e i giorni sono lunghi.

Certo, non mi mancano distrazioni. Come il montone che s'avventa, corro pei corridoi di pietra fino a cadere al suolo in preda alla vertigine. Mi acquatto all'ombra di una cisterna e all'angolo d'un corridoio e giuoco a rimpiattino. Ci sono terrazze dalle quali mi lascio cadere, finché resto insanguinato. In qualunque momento posso giocare a fare l'addormentato, con gli occhi chiusi e il respiro pesante (a volte m'addormento davvero; a volte, quando riapro gli occhi, il colore del giorno è cambiato).
Ma, fra tanti giuochi, preferisco quello di un altro Asterione. Immagino ch'egli venga a farmi visita e che io gli mostri la casa. Con grandi inchini, gli dico: "Adesso torniamo all'angolo di prima," o: "Adesso sbocchiamo in un altro cortile," o: "Lo dicevo io che ti sarebbe piaciuto il canale dell'acqua," oppure: "Ora ti faccio vedere una cisterna che s'è riempita di sabbia," o anche: "Vedrai come si biforca la cantina." A volte mi sbaglio, e ci mettiamo a ridere entrambi.

Ma non ho soltanto immaginato giuochi; ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti della casa si ripetono, qualunque luogo di essa e un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo. Tuttavia, a forza di percorrere cortili con una cisterna e polverosi corridoi di pietra grigia, raggiunsi la strada e vidi il tempio delle Fiaccole e il mare. Non compresi, finché una visione notturna mi rivelò che anche i mari e i templi sono infiniti. Tutto esiste molte volte, infinite volte; soltanto due cose al mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l'intricato sole; in basso, Asterione. Forse fui io a creare le stelle e il sole e questa enorme casa, ma non me ne ricordo.

Ogni nove anni entrano nella casa nove uomini, perché io li liberi da ogni male. Odo i loro passi o la loro voce in fondo ai corridoi di pietra e corro lietamente incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l'altro; senza che io mi mac-chi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe giunto il mio redentore. Da allora la solitudine non mi duole, perché so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte! Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d'uomo? O sarà come me?

Il sole della mattina brillò sulla spada di bronzo. Non restava più traccia di sangue.

"Lo crederesti, Arianna?" disse Teseo. "Il Minotauro non s'è quasi difeso."

 

[J.L.Borges]

 

1) - L'originale dice quattordici, ma non mancano motivi per inferire che, in bocca di Asterione, questo aggettivo numerale vale infiniti.

 
 

7月1日

Anime Gemelle

.........
 
Sono come uno spirito
che nell'intimo del suo cuore ha dimorato,
e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri
ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso
del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo
è noto, quando tutte le emozioni
in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi.
Io ho liberato le melodie preziose
del suo profondo cuore: i battenti
ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato.
Proprio come un'aquila nella pioggia del tuono,
quando veste di lampi le ali.

 

[Percy Bysshe Shelley]

6月27日

*El sur*

Un regalo. Un fiore di inestimabile grazia a ricambiare la mia insensata furia contro il mondo.
Ed io resto in silenzio. Con un po' di gratitudine tra le mani -è amore anche la gratitudine, credimi- e negli occhi la bellezza. La tua bellezza.
 
 
Da uno dei tuoi cortili aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina dell’ombra aver guardato
quelle luci disperse
che la mia ignoranza non ha imparato a nominare
né a ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio dell’acqua
nella segreta cisterna,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzio dell’uccello addormentato,
l’arco dell’androne, l’umidità
- queste cose, forse, sono la poesia.
 
[J.L.Borges]
 
6月22日

Prima Notte d'Estate

Proiettata verso il cielo.
Una luna pallida.
 
Il silenzio padrone.
 
Un singhiozzo di luci lontane.
Il disappunto della notte.
 
Il mio cuore lì a due passi.
 
Uno.

Due.
 
Un respiro profondo.
 
La mente stanca
come gli occhi.
 
...ricordi quando sotto questo arazzo scuro mi cantavi di stelle?
E di specchi, di speranze
e del tuo amore?
Ricordi?
 
«E' tutto uno straordinario miracolo. La luna, le stelle, la notte. E tu, Titì...» mi dicevi.
E mai una parola sulla tua fatica di vivere. Mai.
Sempre teso a regalarmi tutto il bello del mondo... e di te.
 
Chiudo gli occhi umidi.
Buio.
 
Stai sorridendo, ti vedo.
 
...sei sempre stato più forte di me...

Cosa fai lì,
immobile miraggio?
 
Abbracciami.
 
Lo so che è tutto solo un inganno del cuore, lo so.
Ma tu... ti prego...
abbracciami.
 
6月20日

[Inciso]

Ho voglia di risate.
Risate sonanti,
che facciano dimenticare.
6月12日

.Trucchi.

«Hai gli occhi belli....»
 
Non una parola poi.
 
Io sorrido, arrossisco e abbasso lo sguardo.
 
«Che fai? Arrossisci?» una nota di celia nelle sue parole, mitigata appena da una carezza inaspettata.
 
«Farmelo notare è il modo migliore per mettermi ancora più in imbarazzo...» rispondo io, arrossendo violentemente. E penso «se solo prendessi lezioni di trucco da Moira Orfei, non avrei di questi problemi...»
 
Rido.
 
L'ironia salva, a volte.
 
 
[E' proprio così.
E' solo una questione di trucco, Tere. Trucco.
Di maschere, di giochi d'illusione.
Di arte, in un certo senso.
 
Non serve mica essere eroi per salvarsi.
Basta un trucco.
 
«La gente da poco, qualche volta, se la cava meglio degli eroi», diceva la spartana Elena.
...e, ora che ci penso, a Troia si vinse con un trucco.]
 
 
«Arrossisci ancora... dai...» sfotte, lui.
«Non ci si emoziona mica a comando...» io, ora libera da qualsiasi impaccio.
 
Lui sorride.
Gli sorrido.
Un abbraccio di sguardi.
 
«Andiamo a casa?»
«Andiamo a casa.»
 
aa